Sabato 17 Settembre 2016 : Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 9,25-33.10,1-4.


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Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e mia diletta quella che non era la diletta.
E avverrà che nel luogo stesso dove fu detto loro: "Voi non siete mio popolo", là saranno chiamati figli del Dio vivente.
E quanto a Israele, Isaia esclama: Se anche il numero dei figli d'Israele fosse come la sabbia del mare, sarà salvato solo il resto;
perché con pienezza e rapidità il Signore compirà la sua parola sopra la terra.
E ancora secondo ciò che predisse Isaia: Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo divenuti come Sòdoma e resi simili a Gomorra.
Che diremo dunque? Che i pagani, che non ricercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia: la giustizia però che deriva dalla fede;
mentre Israele, che ricercava una legge che gli desse la giustizia, non è giunto alla pratica della legge.
E perché mai? Perché non la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere. Hanno urtato così contro la pietra d'inciampo,
come sta scritto: Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo e un sasso d'inciampo; ma chi crede in lui non sarà deluso.
Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza.
Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza;
poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio.
Ora, il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede.

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